mcascella acquaforte

Antiche Incisioni Vedute di Milano. Giuseppe Ramorino

Antiche Incisioni Vedute di Milano. Giuseppe Ramorino

Tre bellissime incisioni all'acquaforte del pittore Giuseppe Nino Ramorino, eseguite nel . Fanno parte di un ciclo di 12 opere che ritraggono la città di Milano. Queste incisioni sono state acquisite dal Museo del Castello Sforzesco. Ogni incisione, con passpartout e incorniciata, misura 28 x 24 cm Ottimo investimento, raffinato regalo. Qui di seguito la biografia dell'artista, tratta dal dizionario dei pittori bergamaschi. RAMORINO GIUSEPPE NINO. Milano, 19 aprile Brescia, 1 luglio . Già nel , a venticinque anni, lo si ritrova fra gli espositori all'Arte in famiglia; ciò vuol dire che i contatti con la nostra città risalgono al periodo della formazione artistica di Ramorino, che a Brescia è rimasto fedele, proponendo in nostre Gallerie il frutto della sua lunga attività artistica, a Brescia compiuta nel , anno di sua morte. Acquafortista, xllografo, acquerellista e miniaturista, si è diplomato all'Accademia Albertina di Torino e all'Istituto d'arte parmense. Docente in scuole d'arte, oltre che a mostre bresciane ha aderito a numerose e note manifestazioni quali la Mostra «Milano vecchia e nuova», (), alla Famiglia artistica milanese (), alla Nazionale di Brera (), in collettiva alla «Galleria Pesaro» (Milano, ). Nel ha realizzato 12 acqueforti riproducenti aspetti del capoluogo lombardo, acquistate dal Museo del Castello Sforzesco; nello stesso ha vinto il concorso indetto dall'Istituto geografico De Agostini, di Novara, del quale fu nominato direttore artistico. Così nel ha vinto altro concorso indetto dalla Associazione acquerellisti lombardi. Mostre personali ha allestito a Brà (), sua prima esposizione singola, in occasione della quale il Museo della cittadina ha acquistato Cenciaiola; altre personali si tennero in Italia, Svizzera, Germania. Opere di Ramorino sono così sparse in collezioni varie anche all'Estero. Un dipinto raffigurante Cristo benedicente le risaie è nella chiesa di S. Giuseppe a Novara. A Brescia lo si ricorda con la mostra personale del , alla A.A.ß.; esponeva numerosi disegni, acquarelli e acqueforti, miniature su avorio. E in collettive sono poi apparsi altri suoi lavori dedicati anche alla città nostra, al suoi monumenti, alle sue vie, al Castello. Via via che trascorrono gli anni, ci si va accorgendo che Ramorino «fu un disegnatore formidabile... acquerellista sincero e spontaneo che pratica un impressionismo tutto suo, frutto di lunghi anni di studio e di lavoro». Le sue incisioni dedicate alla Loggetta, alla Rotonda riproducono con sorprendente fedeltà le antiche strutture, le secolari preziosità architettoniche. Critici notissimi si sono interessati all'opera di Ramorino: da L. Gigli a Ojetti, da Carrà ai nostri Favero, Feroldi

ITALIA, il paese più bello del mondo

ITALIA, il paese più bello del mondo

ITALIA. Il Paese più bello del mondo è un'opera originale di cm 31 x 43,5 x 6, composta da 460 pagine, che rappresenta un viaggio ideale tra i capolavori noti e meno noti delle venti regioni italiane, attraverso immagini fotografiche di altissima qualità e un'antologia di brani dedicati all'Italia da alcuni dei suoi più autorevoli e celebri visitatori. L'opera si apre con una presentazione del Presidente emerito della Repubblica Italiana Carlo Azeglio Ciampi, seguita dall'introduzione, intitolata Il Paese della Bellezza a 150 anni dall'Unità d'Italia, del Consigliere per la Conservazione del Patrimonio Artistico del Presidente della Repubblica Italiana Louis Godart. Le duecentootto immagini fotografiche, frutto di un'accurata selezione della Fondazione Marilena Ferrari-FMR, sono state elaborate in fotolito nel laboratorio di Modesto Rigoldi, in Milano, e sono state stampate a quattro colori con inchiostri speciali presso la stamperia di Lamberto Pigini, in Loreto, su carta patinata opaca da 170 grammi, prodotta dalle Cartiere del Garda, in Riva del Garda. La stampa dei testi, composti con i caratteri Bembo tondi e corsivi, così come la stampa delle venti immagini in colore bruno e delle relative didascalie che aprono le sezioni dedicate a ogni regione, selezionate dalla Fondazione Marilena Ferrari-FMR e tratte da incisioni conservate in archivi storici italiani, sono state eseguite presso la stamperia di Lamberto Pigini, in Loreto, su carta di puro chiffon da 180 grammi, impreziosita dalla filigrana "FMR", lavorata a mano e realizzata appositamente per quest'opera dalle Cartiere Magnani, in Pescia. La cucitura, la legatura con iscrizioni in oro sul dorso a cinque nervi, le impressioni in oro sul piatto di copertina raffiguranti fregi della tradizione tipografica italiana e l'allegoria dell'Italia, tratta dall'Iconologia di Cesare Ripa, nell'edizione del , nonché il rivestimento del volume in pregiata pelle blu, tinta alla botte e realizzata appositamente per questa edizione, sono stati eseguiti presso la legatoria L'Arte del Libro, in Todi. Ciascun esemplare è accompagnato da una suite di tre incisioni raffiguranti le capitali d'Italia: Firenze, Torino e Roma. Le opere originali, selezionate dalla Fondazione Marilena Ferrari-FMR, sono state eseguite secondo l'antico procedimento dell'incisione all'acquaforte e stampate ai torchi calcografici presso la stamperia d'arte di Luigi Berardinelli, in Verona, su carta in puro cotone da 250 grammi, fabbricata alla forma tonda. Ciascun esemplare di Omaggio all'Italia è numerato e firmato da Paolo Baratella e da Marilena Ferrari, che ha diretto i maestri artigiani nella realizzazione dell'opera.

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I re d'italia dinastia dei savoia

I re d'italia dinastia dei savoia

Perchè? Così ci si chiede sempre, si sia, o non, collezionisti, all'apparire di una nuova serie di piatti murali, ideata da quel vulcanico manager di Nicasio Catanese. Facile, ma al tempo stesso difficile per i risvolti che qualche malpensante potrebbe voler trovare, è la risposta a questo legittimo interrogativo. Era, a nostro giudizio, naturale che, dopo la realizzazione delle collezioni dedicate ai Re di Sicilia, seguisse come logica continuazione, quella legata alle figure dei re d'Italia di Casa Savoia. Non siamo qui per rinverdire l'ideale monarchico, che, come tutti gli ideali in sè, molto ha di buono e di moderno, ma per rendere omaggio con questa collezione a quei Sovrani che della storia nostra fanno parte che tanta parte della nostra storia moderna e contemporanea hanno fatto. Non è vuota e perciò sterile nostalgia che ci muove ma rispetto, rispetto della verità storica e rispetto verso noi stessi: dobbiamo ammettere che, in fondo, se scrostiamo la patina repubblicana depositata in ognuno di noi da quasi quaranta anni di regime istituzionale repubblicano, per ognuno di noi Casa Savoia ha rappresentato una favola, una bellissima favola, per alcuni finita, per altri ancora attuale, ma in ogni caso tale da destare in noi un senso di struggente melanconia per un'Italia più pulita e più nobile perchè legata a quell'indimenticabile periodo aggregante della nostra storia che è stato il Risorgimento nazionale, Risorgimento che, pur se tanto deve a uomini repubblicani come Mazzini e Garibaldi, fu realizzato sotto la guida e l'ispirazione concrete e dirette di Vittorio Emanuele II e garantito nei suoi ideali e nelle sue implicazioni politiche più luminosi da Casa Savoia. Così come noi uomini dei momenti dell'umanità, con le sue debolezze e con i suoi errori, allo stesso modo Casa Savoia ha rappresentato un lungo periodo della nostra storia, che dobbiamo riconoscere e rispettare pur con le inevitabili ombre e le controluci, dovute quasi sempre più ad ineluttabili fatalità storiche, che a malafede od a scarsa sensibilità nazionale. E' per questo che, malgrado il contrastante giudizio di taluni sull'impegno e le responsabilità di Casa Savoia in taluni frangenti storici senza precedenti, per delicatezza e gravità d'effetti, la Dinastia Sabauda ha rappresentato, e rappresenta ancora oggi, l'Italia nella sua unità e nella sua concretezza popolare e nazionale. E' anche per questo che si è voluto, con l'annunciata collezione, non solo continuare la raffigurazione iconografica dei Sovrani di varie Dinastie che hanno regnato sulla terra sicula, ma anche dare lustro ad una Casa regnante che, per varie ragioni e per lunghissimi anni, ha rappresentato il simbolo reale e vivente della nostra unità politica e territoriale e che, nonostante ogni fatalità storica ed umana, tale unità ha in ogni momento difeso, anche andando contro l'interesse dinastico. Per onorare verità e giustizia, abbiamo voluto far iniziare la serie di questa collezione non con Re Carlo Alberto che, pur promotore del processo unitario, fu in realtà soltanto l'ultimo Re di Sardegna, ma con Vittorio Emanuele II, primo Re d'Italia, col "Re Galantuomo", che va considerato colui che ebbe parte predominante, e spesso decisiva, in quasi tutti gli avvenimenti che portarono all'unità della Patria. Seguono Umberto I, il "Re Buono", assai rispettoso delle regole democratiche, e Re Vittorio Emanuele III, il "Re Soldato", colui che, dopo averci dato il trionfo di Vittorio Veneto, si trovò, schivo, riservato e leale com'era, a regnare in un periodo ribollente di istanze contraddittorie e di scatenate fazioni. La collezione si chiude con Re Umberto II, al cui regale distacco, al cui regale amore per il proprio popolo si deve la decisione di non contestare le equivoche risultanze referendarie, affinché fossero risparmiati ad ogni italiano lutti e sofferenze, sappiamo tutti che Re Umberto scelse, volle scegliere l'amara via dell'esilio affinché più presto potessero rimarginarsi le profonde ferite che la guerra aveva arrecato al Paese, così come sappiamo che Umberto II fu spettatore, soltanto spettatore di avvenimenti di fondamentale importanza per la Nazione, sui quali non potè influire. Alla storia il giudizio sulla linea politica di questo Sovrano, che troppo vicini a noi sono i tempi che da tali vicende furono segnati. Ci è gradito concludere queste brevi note di presentazione con un pensiero su Umberto II, tratto dal volume "il Re in un angolo", di Mosca: "L'omaggio migliore è quello del resoconto obiettivo, distaccato, che mi ha procurato, del resto, molte lettere di plauso; e la maggior parte di queste lettere non è di monarchici, ma di repubblicani, i quali non hanno mistero dell'avere notevolmente modificato il loro giudizio nei riguardi di un uomo forse troppo frettolosamente mandato in esilio". Nell'ideare questa collezione si è voluto che i sentimenti d'ognuno tacessero, per affidarsi alla storia, anche se il periodo della vita nazionale che alla storia va ormai sottoposto, è profondamente radicato nel nostro cuore; si è preferito, non senza una ragione, fissare le varie, e per tanti versi opposte, personalità, in una porcellana d'arte. Avevamo, è fin troppo ovvio, l'intenzione di fare un lavoro non politico, ma soltanto storico, rappresentando con il necessario distacco dagli avvenimenti e senza passione o, peggio, pregiudizi, dei personaggi che ben può dirsi hanno fatto la nostra storia. E questa non è, quasi sempre, un conflitto di uomini cattivi contro uomini buoni, di esseri giusti contro esseri ingiusti: il conflitto è nella natura delle cose, nella realtà esistenziale, nelle vicende che talora ci si illude di determinare, ma che in verità, sempre più appaiono soggette solo alle leggi della vita, che è lotta, contrasto, cruento e dialettico, legge suprema e ineluttabile del divenire del mondo. Questi piatti murali, dal diametro di cm. 19, sono stati realizzati dietro disegni di quel geniale pittore che è Michelangelo Papuzza. Come tutti quelli delle altre collezioni NICASIO, per il valore intrinseco dell'artistica porcellana, sono destinati a diventare piatti prestigiosi per gli intenditori; limitati a esemplari per Monarca, con numerazione garantita da certificato di autenticità, sono decorati a mano ed incisi all'acquaforte con smalti, oro zecchino e platino.

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